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Università telematiche e giornalismo spazzatura

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  • #91
    Originariamente inviato da Nome-Utente Visualizza il messaggio
    https://www.tv2000.it/siamonoi/2025/...-e-telematici/

    Non è un articolo di un giornalaio, bensì un dibattito televisivo tra il Rettore della Nettuno, una tizia di qualche ateneo milanese e uno studente laureato alla Giustino Fortunato condotto da una giornalista. Solita storia, il rapporto docenti-studenti troppo alto, parla poi di costringere gli studenti all'interazione quando semplicemente non possono costringerli...
    Avevo guardato velocemente il video, ma solo ora sono riuscito a riguardarlo per intero e con la dovuta attenzione e alcune considerazioni diventano necessarie.

    Ho apprezzato quanto detto dalla Garito, forse la maggiore esperta mondiale di didattica a distanza (ho anche recentemente letto il suo libro "L'università nel XXI secolo, tra tradizione e innovazione" che vi consiglio di leggere), che ha presentato il modello formativo implementato dalla nettuno. Particolarmente interessante quando dice che i docenti video sono stati selezionati tra i massimi esperti mondiali del loro campo, peccato solo che si sia scordata di dire che parte di questi sono, già da qualche decina d'anni, passati a miglior vita e che in molti ambiti il progresso nel frattempo ha fatto passi da gigante. Pur non avendo trovato, e parlo della mia esperienza per i corsi di ingegneria, lo studio alla nettuno particolarmente entusiasmante, ciò non toglie che sia uno degli atenei più quotati.

    Mi lascia invece perplesso la Meneghetti, quando dice: "L’università tradizionale continua a restare il luogo del dialogo. Per far maturare gli studenti non basta impartire degli insegnamenti, bisogna costringerli a dialogare. Il dialogo prevede non solo l’interazione docente-studente, ma anche quella con la comunità degli studenti."
    Teoricamente considerazioni giuste, soprattutto se si parla di studi umanistici, ma il tutto va contestualizzato per i diversi corsi di laurea. Vorrei che la Meneghetti mi venga a spiegare, parlando ad esempio della Sapienza e di certi insegnamenti dove in un'aula non è raro trovare stipati almeno 300 studenti, alcuni dei quali seduti per terra per mancanza di spazi e altri impegnati a farsi comodamente gli affari loro, che interazione si possa venire a creare tra docenti e studenti in quello che più che un consesso di sapere e cultura appare come una bolgia dantesca.

    La Meneghetti sembra poi non sapere che esistono gli studenti non frequentanti, che per certi corsi di studio possono arrivare al 20-30% (e forse anche più), la cui unica interazione con altri studenti potrebbe essere quella di mendicare gli appunti delle lezioni. E che dire poi, e se ne è già discusso parecchio, delle interazioni e del dialogo che uno studente può avere con i docenti, e sono la maggior parte, che non rispondono alle email, neppure a quelle di richiesta di prenotazione per il ricevimento in presenza?

    Non è forse meglio in questi casi seguire le lezioni di una telematica comodamente seduti sul divano di casa propria, facendo ripartire il video tutte le volte che si vuole? Dopo 20 volte di fruizione dei contenuti di una lezione i concetti si apprendono anche senza particolari sforzi.

    Con queste premesse non c'è da meravigliarsi se, come afferma la Meneghetti, uno studente si iscrive al primo anno in una università tradizionale e poi si trasferisce in una telematica: costi inferiori (specie se si tratta di studenti con ISEE elevati), niente perdite di tempo e spese di trasporto per raggiungere l'università o, per i fuori sede, niente spese di alloggio e pasti, che per città come Milano possono arrivare a livelli indecenti.

    Per la studentessa pugliese che studia filosofia a Torino stenderei un velo pietoso. Come dice dottore bisognerebbe capire perché trasferirsi dalla Puglia a Torino. Sicuramente l'ateneo torinese è un'eccellenza mondiale per gli studi filosofici, e non ci piove, ma data la scarsa spendibilità di una laurea in filosofia, il rapporto costi-benefici di una scelta del genere quale può essere? Fare due chiacchere interattive in presenza con i compagni di corso? Visitare tutti i bar e i locali di Torino? Da quanto da lei stessa affermato le lezioni si svolgono tre giorni alla settimana dalle 10 alle 16; e gli altri 4 giorni cosa fa?

    Il servizio si conclude con un ex studente della Giustino Fortunato che (come me) in quell'ateneo ha conseguito due lauree. Sicuramente si tratta di una telematica di nicchia, a mio parere tra le migliori telematiche italiane, con pochi studenti (parte dei quali, in particolare quelli della zona di Benevento, che seguono le lezioni in presenza come in un ateneo tradizionale) e servizi di alto livello. Per quanto mi riguarda, e sempre prendendo a prestito le parole della Meneghetti, ho avuto più dialogo con i docenti (di molti dei quali avevo anche il numero di cellulare) e più interazioni con i compagni di corso rispetto agli atenei tradizionali che ho frequentato.
    Ma perché la Meneghetti la definisce un'eccezione, quando invece dovrebbe essere il modello di ogni telematica? Forse perchè nella mentalità italiana la telematica per eccellenza (o meglio la triade che si spartisce gran parte degli studenti) è vista come un ateneo per fancazzisti?

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    • #92
      20-30% i non frequentanti? Ahahahah, ma sei serio?
      A Giurisprudenza i non frequentanti sono la maggioranza: secondo i dati AlmaLaurea, i frequentanti sono meno del 45%. Tanto per fare un esempio.
      BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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      • #93
        Nel 2004 ho conseguito una laurea quinquennale (vecchio ordinamento) in ingegneria meccanica presso il Politecnico di Milano.
        Non ho mai saltato un giorno di lezione e, nei buchi che ogni tanto capitavano tra un insegnamento e l'altro, scambiavo opinioni con i miei compagni di corso, sia relativamente alle lezioni, sia su argomenti di attualità.
        Ritengo che questo scambio sia stato per me molto formativo. Mi sono laureato con lode in 5 anni e penso di aver terminato l'università con la mente molto più aperta rispetto a quando l'ho iniziata.
        Oggi che ho 45 anni, un lavoro e una famiglia, ho deciso di optare per un master online perché lo ritengo più comodo per le mie esigenze (oltre che più economico rispetto agli omologhi in presenza).
        Per quanto mi riguarda, ben vengano le università telematiche, offrono un servizio nuovo e un'opzione in più per gli studenti.
        Certo, la qualità della didattica conta molto per formare gli studenti, ma conta altrettanto la predisposizione e il metodo di studio dello studente stesso.
        E a parer mio, questo vale sia per le università tradizionali, sia per quelle telematiche: ci può essere una "capra" (per dirla come Sgarbi) con un pezzo di carta di un'università tradizionale così come ci può essere un genio che ha deciso o preferito studiare in un'università telematica.
        In genere, una volta entrati nel mondo del lavoro (in particolare nel settore privato) i nodi vengono al pettine

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        • #94
          Originariamente inviato da Jon79 Visualizza il messaggio
          Nel 2004 ho conseguito una laurea quinquennale (vecchio ordinamento) in ingegneria meccanica presso il Politecnico di Milano.
          Non ho mai saltato un giorno di lezione e, nei buchi che ogni tanto capitavano tra un insegnamento e l'altro, scambiavo opinioni con i miei compagni di corso, sia relativamente alle lezioni, sia su argomenti di attualità.
          Ritengo che questo scambio sia stato per me molto formativo. Mi sono laureato con lode in 5 anni e penso di aver terminato l'università con la mente molto più aperta rispetto a quando l'ho iniziata.
          Oggi che ho 45 anni, un lavoro e una famiglia, ho deciso di optare per un master online perché lo ritengo più comodo per le mie esigenze (oltre che più economico rispetto agli omologhi in presenza).
          Per quanto mi riguarda, ben vengano le università telematiche, offrono un servizio nuovo e un'opzione in più per gli studenti.
          Certo, la qualità della didattica conta molto per formare gli studenti, ma conta altrettanto la predisposizione e il metodo di studio dello studente stesso.
          E a parer mio, questo vale sia per le università tradizionali, sia per quelle telematiche: ci può essere una "capra" (per dirla come Sgarbi) con un pezzo di carta di un'università tradizionale così come ci può essere un genio che ha deciso o preferito studiare in un'università telematica.
          In genere, una volta entrati nel mondo del lavoro (in particolare nel settore privato) i nodi vengono al pettine
          Visto l'anno del conseguimento della laurea presumo la tua esperienza sia stata al Campus Bovisa. Sono stato pure io al Politecnico di Milano, diversi anni prima di te e nella sede vecchia, quando studiarci non era così "trendy" come lo è adesso. Ai tempi ero un fuori sede perchè vivevo in un'altra città. Ricordo ancora le aule ad anfiteatro con le panche in legno dove erano ammassati 200 studenti e dove se non arrivavi al mattino alle 7.30 a prenderti un posto decente finivi in "loggione" dove la lavagna la vedevi col binocolo, nel vero senso della parola (e infatti avevo compagni con il binocolo da teatro per vedere la lavagna) e dove l'amplificazione era così scadente che facilmente si perdeva il filo del discorso e tanto valeva andarsene via perchè non si capiva più niente. Per molti docenti, soprattutto nel biennio, eri poco più di un numero, e se ai ricevimenti ti dedicavano più di 10 minuti era un lusso.
          Anche io avevo scambi e confronti con i miei compagni di corso, ma nulla di diverso rispetto a quando mi vedevo con i miei amici fuori dal contesto universitario. E sicuramente nulla che abbia dato una svolta alla mia formazione. Ma a parte questo aspetto concordo con tutto quello che hai detto nel tuo post.
          Forse nei corsi degli ultimi anni le possibilità di interazione erano maggiori, visto che vi erano diversi laboratori e corsi specialistici dove c'erano meno studenti (e comunque visti i diversi indirizzi di studio spesso ci si perdeva di vista anche con coloro con i quali si avevano più frequentazioni).

          Alla fine del terzo anno ho avuto la fortuna (o la sfortuna) di vincere un concorso pubblico e trovare un lavoro che come primo stipendio mi faceva guadagnare il doppio rispetto ai miei amici che si erano laureati al Politecnico, e con molto più tempo libero rispetto a loro. Venendo meno la necessità di sgobbare sui libri senza prospettive lavorative paragonabili a quella che già avevo, e dovendo trasferirmi in un'altra, città ho lasciato gli studi, che ho ripreso solo diversi anni dopo e quando ero quasi arrivato all'apice della mia carriera, e ora mi ritrovo con tre lauree e altrettanti master.

          Parte dei titoli li ho conseguiti nelle università telematiche (due alla Fortunato, come scrivevo poco sopra) e posso dire di essermi trovato bene, anzi meglio rispetto agli atenei tradizionali dove ho conseguito altri titoli. Peraltro lo stesso Politecnico offre ora alcuni corsi e diversi master online, e così molte università tradizionali. E infatti, come tu stesso scrivi, hai fatto bene a scegliere l'MBA della Marconi rispetto ad altre proposte Executive in presenza.

          Teniamo conto del fatto che ormai la maggior parte delle interazioni avvengono per via telematica: oltre la metà degli incontri di lavoro sono online, gran parte dei corsi di formazione (non universitari) che ho fatto in ambito lavorativo erano a distanza, spesso anche le consulenze si fanno via Google Meet o Teams, senza contare che posso decidere quanti e quali giorni dedicare allo smartworking.
          Ma ora anche i ragazzini delle scuole medie o superiori hanno ormai una vita più dedicata al virtuale che alle interazioni in presenza.

          Con questi presupposti non mi meraviglia che le telematiche siano destinate a prendere sempre più piede e anche i più prestigiosi atenei internazionali hanno una ampia offerta formativa a distanza.

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          • #95
            Originariamente inviato da AC1000 Visualizza il messaggio
            Visto l'anno del conseguimento della laurea presumo la tua esperienza sia stata al Campus Bovisa. Sono stato pure io al Politecnico di Milano, diversi anni prima di te e nella sede vecchia, quando studiarci non era così "trendy" come lo è adesso. Ai tempi ero un fuori sede perchè vivevo in un'altra città. Ricordo ancora le aule ad anfiteatro con le panche in legno dove erano ammassati 200 studenti e dove se non arrivavi al mattino alle 7.30 a prenderti un posto decente finivi in "loggione" dove la lavagna la vedevi col binocolo, nel vero senso della parola (e infatti avevo compagni con il binocolo da teatro per vedere la lavagna) e dove l'amplificazione era così scadente che facilmente si perdeva il filo del discorso e tanto valeva andarsene via perchè non si capiva più niente. Per molti docenti, soprattutto nel biennio, eri poco più di un numero, e se ai ricevimenti ti dedicavano più di 10 minuti era un lusso.
            Ho fatto anch'io in tempo (i primi due anni) a frequentare il campus Leonardo e mi ricordo bene quanto scrivi... le prime volte c'era da rimanere scioccati...

            Originariamente inviato da AC1000 Visualizza il messaggio
            Teniamo conto del fatto che ormai la maggior parte delle interazioni avvengono per via telematica: oltre la metà degli incontri di lavoro sono online, gran parte dei corsi di formazione (non universitari) che ho fatto in ambito lavorativo erano a distanza, spesso anche le consulenze si fanno via Google Meet o Teams, senza contare che posso decidere quanti e quali giorni dedicare allo smartworking.
            Ma ora anche i ragazzini delle scuole medie o superiori hanno ormai una vita più dedicata al virtuale che alle interazioni in presenza.
            Con questi presupposti non mi meraviglia che le telematiche siano destinate a prendere sempre più piede e anche i più prestigiosi atenei internazionali hanno una ampia offerta formativa a distanza.
            Assolutamente d'accordo con te

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            • #96
              https://www.affaritaliani.it/economi...re-961929.html
              BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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              • #97
                "... a parte Multiversity, si tratta di Fat West."
                Vorrei capire cosa intende dire, non capisco se è un gioco di parole o un refuso

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                • #98
                  Originariamente inviato da Jon79 Visualizza il messaggio
                  "... a parte Multiversity, si tratta di Fat West."
                  Vorrei capire cosa intende dire, non capisco se è un gioco di parole o un refuso
                  Anche io ho pensato si trattasse di un gioco di parole particolarmente raffinato, ma in questo caso bisognerebbe trovarsi di fronte ad un giornalista intelligente e arguto, e leggendo le idiozie di cui è infarcito l'articolo pare proprio che il giornalaio che lo ha scritto non abbia queste caratteristiche.

                  Propendo quindi per un semplice refuso.

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